“DOM” LA BATTERIA PIU’ FAMOSA DEL MONDO

Di Antonio Gregolin  -testi e foto riservate copyright 2012-

                  A RITMO DI “DOM” 

“Così v’insegno …”, intervista alla star mondiale della batteria Domenico Famularo, ospite del Drum’s Day nazionale

“Dom” diminutivo di Domenico, è già un suono ritmico. Quasi una nota musicale. Un solluchero per uno che di professione fa il batterista. Nel nome di “Dom” Famularo, nato nel 1956 a Long Island nello Stato di New York da genitori di origine calabrese, si concentra la storia della batteria moderna. Un maestro che insegna ai maestri. Uno che passa dai grandi concerti in tutto il mondo, alle aule delle scuole di musica  del mondo. Un uomo fatto di musica che visita oltre 40 paesi ogni anno per diffondere il suo “verbo musicale” , erede e sintesi della “trinità ritmica” della metà del ‘900 che ha modificato, amplificato e strutturato il suono moderno: Glastone, Sanford e Moeller. 

L’albero genealogico della musica ad un certo punto sembra ricongiungersi e i tre rami, confluiscono in quella leggenda vivente che è oggi Famularo, incontrato in occasione del “Drum’s day 2012” lo scorso 17 giugno, svoltosi prima a Roma e poi sul confine tra Veggiano e Montegalda, promosso da Emmanuele Girardi, rappresentante di una delle storiche case produttrici più diffuse nel mondo. Un incontro lezione per specialisti e professionisti: oltre novanta batteristi da tutta l’alta Italia accorsi per ascoltare il maestro della batteria d’oltre oceano. Tra questi, anche  Gianni Dall’Aglio, lo storico batterista di Celentano che ha improvvisato e duettato con “Dom”, mostrando oltre le parole cosa significhi essere autentici maestri di musica.

Mr. Dom, anche la chiassosa risata fa parte del suo ritmo? “La risata è musica. Non tutti possono suonare la batteria, ma tutti possono ridere. Ridere fornisce il terreno comune da cui partire per ispirare e motivare le persone a suonare la batteria. Quando sono in Italia è sicuramente questo sole a mettermi di buon umore, e in è particolarmente visibile anche quando sto sul palco…”.

Significa che si diverte? “E’ la chiave principale del successo di una persona. Fare ciò che ti piace, significa farlo bene e con poco sforzo. Quando suono o insegno, mi diverto e imparo…”.

Impara cosa? “Rubo di continuo con gli occhi e le orecchie. Lo faccio ogni giorno e dovunque. Questo mi da l’opportunità di non annoiarmi mai. Imparo dai bravi musicisti, come dagli allievi. Ognuno mi lascia qualcosa di suo che io lascio poi agli altri. E’ la catena umana…”.

Ok, ma lei resta il maestro! “Ognuno di noi è la somma del proprio passato. Guardi me, se non fossi stato nel posto giusto (New York anni 1960) con le persone giuste, forse non sarei quello che oggi sono. Iniziai Ho ad andare a lezione di batteria a dieci anni, A dodici  suonavo già come professionista, e molto di questo merito lo devo ai miei maestri”.

Fortuna, ma soprattutto capacità, non crede? “Mettiamoci anche un pizzico di fortuna per rendere la formula perfetta. Io sono stato molto fortunato, allora NY era la capitale mondiale del ritmo. A diciassette anni poi il mio desiderio d’impegnarmi in una carriera mi portò ad avvicinarmi ai grandi maestri e mentori, come Ronnie Benedetto.  Con lui ho studiato i rudimenti la lettura e la comprensione dei differenti stili musicali. Ronnie mi ha offerto la tecnica perfetta per suonare la batteria.  Morì nel 1999 e da allora ogni giorno, applico i suoi insegnamenti!”.

Questo dimostra il valore di avere un maestro. Cosa che oggi gli allievi faticano a trovare! La musica è un’arte che s’impara. E’ tecnica e cuore messi assieme. Ma è anche storia di chi ci ha preceduto. Io non sarei così se il mio primo maestro, Al Miller che mi raccolse a 10 anni a NY, non m’avesse trasmesso la sua arte. Il vero maestro sa di dare, ma è l’allievo a sapere di dover prendere. E’ lui che ruba con gli occhi e le orecchie. Il maestro è  la bacchetta che imprime il ritmo al tamburo. Un musicista è per natura il frutto di un buon maestro, ecco perché nella mia vita sto dedicando tanto tempo al metodo educativo della trasmissione generazionale”.

Per questo è chiamato in tutto il mondo? Arrivo dal Canada, ora sono in Italia, domani in Bielorussia, poi sarò in Polonia, Israele per poi finire in Australia. Visito oltre 40 paesi in un anno. Ecco perché quando arrivano le vacanze, scelgo di starmene a casa mia.”.

E’ stato tra i primi musicisti occidentali ad essere invitato ufficialmente in Cina!  “Insegnare in inglese davanti a cinquemila studenti che parlavano solo il cinese è stata una emozione, anche se ero ostaggio del mio interprete. Sono stato il primo maestro di batteria al mondo ad essere invitato ufficialmente negli anni ’90 dalle autorità cinesi”.

Perché non ha un gruppo tutto suo? “L’ho avuto, anzi più d’uno e per oltre vent’anni, fino a quando ad un certo punto della mia carriera, dopo aver frequentato gruppi internazionali, star che mi volevano nei loro concerti, sentii di voler condividere il mio talento con chi aspirava a diventare un musicista. A loro volevo trasmettere i valori musicali e filosofici, come il valore del divertimento quando si suona una batteria”.

Parlavamo di ritmo, mi diceva che c’è una pulsazione del mondo!? Parlare, camminare, pensare lo stesso modo in cui noi amiamo è frutto di un ritmo continuo. Tutto pulsa e questo ha una sequenza di suono che finisce con l’influenzare il nostro stesso modo di pensare. Quando vado in un paese, cerco prima di tutto di capirne il ritmo. Il ritmo è la “chiave” dell’esistenza e comprensione”.

Qual è allora la nazione più ritmica“Decisamente il Brasile. Lì, il ritmo si respira: quasi si mangia…”.

E l’Italia? “Avete la fortuna di avere ancora un forte senso sociale, anche se i ritmi sembrano un po’ sonnacchiosi. Quasi rilassati.  Ma il ritmo della vostra cucina è delizia per le orecchie come per il corpo. E questo lo colgo mentre ascolto ed insegno agli allievi italiani. Ragazzi promettenti che hanno un valore aggiunto, quello dell’essere italiani, rispetto a molti loro coetanei nel mondo. Valore che spesso non sanno neppure di avere”.

Come sta il mondo della musica oggi? “Dipende. Esistono maestri eccellenti. Studenti brillanti e manager della musica che sfruttano entrambi. Alle volte uno completa l’altro. Altre, si castrano a vicenda”.

Qual è stata la sua migliore stagione musicale? “Beh, New York è storicamente la capitale della batteria mondiale. Qui si sono ritrovati i tre grandi mostri sacri (Gladstone, Stone e Moeller), musicisti ma anche scienziati del movimento per come hanno concettualizzato la batteria. Negli anni ’70 avevi la possibilità di uscire e passando di locale in locale poterti ascoltare in una sola serata anche tre-quattro concerti dei migliori batteristi del mondo. Quel periodo fu un crogiuolo di energia esplosiva che ancora illumina il mondo di oggi…”.

Come definirebbe la batteria“Come il matrimonio tra il corpo fisico e la musica eterea. Tamburi e vita sono un tutt’uno!”.

Dia un consiglio ad un giovane batterista“Di dare il massimo di sé, ma con il minimo sforzo. E’ una regola della fisica enunciata dallo stesso Einstein”.

Qualcosa di più pratico? “Esercitarsi muovendo le dita, i polsi, battendo su qualsiasi superficie e in qualsiasi posto, come mi diceva di fare  il mio grande Joe Morello, che ha offerto una risposta pragmatica alla formula di Einstein. Poi gli direi frequentare dei maestri bravi e una buona scuola”.

Perché musicisti si nasce o si diventa? “Assolutamente si diventa. Se poi hai passione, dedizione e costanza, puoi spiccare il volo. Ma il successo sta nella base dell’insegnamento e apprendimento!”.

Lei  ha una sua scuola di musica a NY, ma è docente in molte accademie nel mondo: che rapporto ha con gli allievi? “Pretendo che si divertano con la batteria. Voglio spingerli trovare il loro percorso di auto-espressione. La musica è uno dei mezzi più validi e divertenti per ritrovarsi, ad ogni età. Sono un artista della vita e dell’arte: come vivo la mia vita è come vivo la mia arte. Il divertimento nella mia esistenza è stata la sfida con me stesso, nel diventare  migliore che potevo. Facendo questo, mi diverto ancora! “.

Dopo molti anni d’insegnamento l’entusiasmo sembra non venirle meno? “Il mio obiettivo è quello d’intrattenere e motivare. C’è una grande libertà che viene fornita dalla batteria, e vorrei stimolare ancora le persone a scoprire l’eccitante opportunità di sviluppo personale e la soddisfazione che deriva da tale strumento”.

Così si è ad un passo dalla felicità!?… (Scoppia in una  risata. Allarga le braccia e  si scatena nel suo rito esorcistico: un’improvvisazione musicale con i tamburi che vale molto di più della risposta sofista che mi aspettavo. Impossibile trascriverne l’impressione “live”. Improvvisa solo chi sa. E chi sa, spesso vede in “Dom” Famularo il musicista-professore quasi perfetto, in stile “attimo fuggente”.

 

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