L’ECONOMIA VISTA DAL GURU

Copyright 2012 testo e foto riservate di Antonio Gregolin

 L’ECONOMIA DELLA COMPASSIONE 

“L’altro lato della crisi economica è un’opportunità storica per la spiritualità” lo sostiene sua Santità swami Radhanath, guru carismatico mondiale degli Hare Krisna, in questa intervista a piedi scalzi. 

L’economia manca di moralità? E con più moralità, usciremmo prima dalla crisi? “Sì, se usiamo la compassione” è la proposta del guru degli Hare Krisna “Swami” Radhanath, in contrapposizione alle più avventate teorie economiche per arginare la deriva globale. Il guru Radhanath, al secolo Richard Slavin, è un americano che negli anni ’70, poco più che ventenne, scoprì in India la dottrina  del maestro e fondatore degli Hare Krisna, Bhaktivedanta Swami Prabhupada, di cui poi diventerà uno dei discepoli più apprezzati nel mondo. Oggi è uno dei più affermati mediatori del dialogo interreligioso, ricevuto da capi di stato e religiosi di tutto il mondo, non ultimo il presidente americano Obama. Il minuto “monaco di compassione” dallo sgargiante chadar arancione ha fatto tappa in questi giorni nei principali centri spirituali Hare Krisna in Italia, per presentare il suo primo libro “Ritorno a casa” (EIFIS Editore) dove il maestro racconta la sua intricata e affascinante esperienza spirituale. Il libro è già stato tradotto in 20 lingue e l’edizione italiana è stata curata dai vicentini Tiziano Valentinuzzi e Annalisa De Stasi. Ad Albettone,  nel verde delle colline che dividono i Monti Berici dagli Euganei, sorge la grande villa settecentesca di Albettone (Vi), venduta negli anni ’80 dai benedettini di Padova alla comunità orientale. Da un decennio la villa è stata trasformata nel tempio Prabhupada Desh, sede dell’Associazione culturale “Vaishnava”, dove lo swami è stato accolto con tutti gli onori riservati ad una grande guida spirituale. Questo è il secondo centro italiano per importanza degli Hare Krisna, dopo quello di Firenze, che raggruppa una decina tra monaci e monache ed è punto di richiamo per un migliaio di fedeli sparsi nel Triveneto. Occasione di ritrovo è stato l’incontro con  swami Radhanath, che si è poi concesso ad una intervista, rigorosamente a piedi scalzi, sull’economia della compassione.

Santità Swami Radhanath, Lei si trova in una terra (Nordest italiano) particolarmente colpita dalla crisi economica, con suicidi di imprenditori per via dei debiti. Qual è la sua idea sulla situazione economica attuale?

“Il problema è dell’Occidente intero. Bisogna però prima comprendere che tutto, ma proprio tutto, è proprietà e creazione di Dio. Tutto è energia sua, quindi tutto è sacro e quando noi vediamo tutte le cose create nel mondo in relazione a lui, allora possiamo vedere la sacralità che c’è in ogni cosa. Diversamente se vogliamo usare le cose solo per soddisfare noi stessi, intendo gli uomini, allora vediamo unicamente il mondo materiale. Eccole un esempio: un coltello, è buono o cattivo? Se questo va in mano ad un ladro potrebbe uccidere qualcuno. Se invece quello stesso coltello viene usato da un chirurgo, salverà qualche vita. Così allo stesso modo ogni cosa di questo mondo può essere buona o cattiva, in accordo con chi la usa”.

Vedendo come l’uomo sta abusando di tutto, economia compresa, il coltello ce lo stiamo puntando contro. Non crede?

Certamente, il mondo c’influenza in maniera da farci vedere quello che non abbiamo, piuttosto dei tanti doni che possediamo. In qualche modo dobbiamo adattarci alla situazione  e cercare di crescere. Se noi andiamo alla ricerca della grazia divina, in qualsiasi situazione noi siamo, la troveremo. Dovremmo fare in modo di cercare di sistemare l’economia nostra e degli altri, facendo come le sequoie della California che hanno radici superficiali che le farebbero cadere al minimo movimento di vento. Invece, stando tutte vicine si sorreggono l’una con l’altra”.

 Crede che sia il denaro l’origine di ogni   male?

“L’economia diviene malvagia solo se noi siamo malvagi. Se però siamo persone buone, anche i soldi sono cosa buona. Non chiamerei malvagi coloro che abusano del denaro, ma piuttosto persone che si sono scordate della loro vera. Di quella grazia che alberga dentro ognuno di noi , che però siamo liberi di vedere o non vedere. A noi la scelta…  ”.

Lei ha parlato di concetto”educativo” nel saper vedere le cose.

“C’è una verità che non cambia mai: la vera felicità va trovata dentro di noi, solo che le cose più belle di questo mondo ci distraggono dalla solitudine che abbiamo dentro il nostro cuore. In realtà, se noi non riusciamo a trovare questa felicità nel nostro cuore, allora saremo infelici in qualsiasi situazione esterna. Quando noi dimentichiamo  di amare ogni essere vivente,  allora sostituiamo questo profondo piacere dell’anima con qualcosa di esterno. Ricordo che  incontrando Madre Teresa di Calcutta nel 1971, lei mi disse: “Il più grande problema dell’umanità è la fame nel cuore”, e soddisfare questa fame significa amare ed essere amati. Il problema è che le persone stanno dimenticando chi sono veramente e fanno cose che le rendono frustrate. Per contro, questo credo sia il momento storico migliore per una rinascita spirituale, non nel senso di settarismi o altro, ma di autentici principi universali di verità. Resto convinto che ci sia un’essenza comune nelle religioni che può trasformarci in esseri compassionevoli”.

Cosa intende per “compassione”?

“Significa che la felicità degli altri è la mia felicità. Lo stesso vale per il dolore. La compassione quando è completa vale per il corpo, la mente e l’anima. Così che amare gli altri in maniera completa porta come frutto la felicità. Nella mia ricerca personale attraverso l’ebraismo -sono di origine ebraica-, il cristianesimo, l’islam, l’induismo,  ho trovato un’essenza comune che si sintetizza nel bhakti yoga, insegnatomi dal mio maestro spirituale, Bhaktivedanta Swami Prabhupada. Per questo ritengo che la compassione può anche essere un’efficace “arma” contro questa crisi globale”.

 “Compassione come regola di mercato?” Mi pare cosa ardua…

“Certo non è facile da comprendere se ci basiamo solo sulle regole economiche, ma appena usciamo da questi schemi e troviamo l’amore, allora cambiano tutte le regole. Se sapremo essere compassionevoli, il mondo sarà compassionevole anche verso di noi”.

E’ questo che prevede per il futuro?

(Ride…)

Debbo considerarla una risposta?

“Cos’altro possiamo fare in questo momento, se non sorridere? Nel futuro credo che le cose polarizzeranno e le cose andranno pure peggio perché c’è tanta avidità e arroganza nel mondo. Nel frattempo però,  vedo molte altre persone che s’interrogheranno, domandandosi: “Sarà questo l’unico modo di vivere o c’è qualche altra alternativa?”. Poiché la situazione è così grave, credo che le persone  non si rivolgeranno alla spiritualità in modo bigotto, ma con sincerità  e impegno di cuore. Più diventa buio, più le persone realizzeranno la necessità di vivere nella luce. Questo è uno degli insegnamenti comuni delle grandi religioni monoteiste”.

Lei ha incontrato personaggi dello spettacolo, cultura, capi di Stato e di Governo. Qualche anno fa è stato pure ascoltato dalla Camera del Commewell e solo un mese fa dal presidente Obama. Cosa vi siete detti?

“E’ stato grazioso sia lui che la sua first lady. Abbiamo condiviso i nostri pensieri in modo onesto e sincero”.

 

Di tutte le grandi personalità qual è stata quella che le è rimasta più impressa?

(Lunga pausa di silenzio…) E’ stata la filosofia e la compassione del mio maestro indiano Shrila Prabhupada. Come pure quella di S. Francesco e Gesù che mi hanno sempre ispirato, tanto che negli insegnamenti del mio maestro spirituale c’è molto di quello spirito. Oggi sono molto felice che abbiate un papa di nome Francesco. E’ un buon segno per l’umanità. Francesco di Assisi  fu un uomo molto compassionevole. Per questo piace agli uomini di tutte le religioni”.

 

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