SPECIALE UNITA’ D’ITALIA

SPECIALE UNITA’ D’ITALIA

17 marzo 1861-2011

Cari lettori, non è mia consuetudine scrivere in prima persona  opinioni dirette in queste pagine. Ma anche la mia storia, s’intreccia con quella di un paese, l’Italia, di cui sono parte. A ricordo di una celebrazione che ha fatto litigare gli stessi (politici) italiani, consentitemi qui di usare i nostri tre colori nazionali, per fare una sintesi di quell’Italia che non s’è desta, come degli onesti cittadini che rendono onore all’italianità.

Saluti e auguri da Antonio Gregolin

VERDE E’ il colore della speranza e rinascita.

Verde primavera, come pure il colore dei vecchi banchi di scuola che oggi ci riporta al “caos” della scuola moderna. Del paesaggio che gli italiani devastano giorno dopo giorno, nel nome di un progresso che fa guadagnare pochi e penalizza tutti. Delle tasche “al verde” di molti operai, ma anche laureati. Di giovani (uno su tre è disoccupato), come degli adulti senza più prospettive. Di molte famiglie e anziani orma “al verde”. Delle autostrade spacciate come “le più verdi d’Europa”, che sezionano le ultime nostre campagne. L’età “verde” dei nostri figli sempre più suggestionati dalla televisione, ma che poi non immaginano che una gallina cammina ancora su due zampe, perché abituati alle confezioni di “6 cosce di pollo” vendute al supermercato. Della “benzina verde” arrivata per mera speculazione a 1.575 (?) al litro, mentre gli italiani pagano senza protestare, sapendo che respiriamo veleni quotidiani (che provoca 7mila morti ogni anno e sono in aumento). E’ al verde anche il “verde urbano”, come le casse dei piccoli e grandi comuni. E’ poi il colore preso a prestito dai leghisti. Ma resta soprattutto il colore dei “Cipressi che alti e schietti van da S.Guido in duplice filar…”.

BIANCO. E’ il colore della limpidezza e trasparenza.

Ci manca davvero il candore del “non colore”. Siamo tutti cupi, intimoriti, introversi. Non siamo più trasparenti in ciò che diciamo o facciamo, spinti dall’imperativo del “fare quello che fanno tutti”. Dovrebbe poi essere il colore di quella trasparenza dei nostri politici, mentre invece si mostrano  come “arcobaleni” per ogni stagione. Dovrebbe essere il bianco dei sindaci, che invece favoriscono le loro correnti e cancellano i “contrari”. E’ il colore della Sanità nazionale che va a singhiozzo. Dei camici dei medici condotti, sempre più generici e impegnati nel nome del risparmio. Il bianco dei ricercatori che preferiscono andarsene all’estero. Dei denti “sempre più cangianti” e dei dentisti sempre più cari. Delle schede bianche di chi va a votare sapendo che comunque, vince sempre “il meno peggio” (sempre che ci sia un peggio!). Il bianco auspicato negli appalti e dei progetti, ma assente quasi sempre. Dell’onestà dei cittadini chiamati al rispetto. Della Giustizia. Dell’essere Paese. Delle ultime “strade bianche” non ancora raggiunte dall’asfalto, che ci ricordano di un tempo non troppo lontano.  Delle facce “sbiancate” di chi oggi ha ancora il coraggio d’indignarsi. Dell’idea che il nucleare sia una energia “pulita”. Dei molti sacchetti di plastica di questa Italia che consuma troppo (10 volte di più di quanto noi produciamo) per poi scaricare agli altri (Africa e Germania) la nostra spazzatura. C’è poi il “bianco” etilico dei ragazzi che si ubriacano. Quello della sigaretta che mietono vittime ogni anno (in aumento le donne e ragazze). Il bianco dei cassoni dei camion che governano le nostre strade e autostrade, intasando così città e paesi. Il bianco delle “quote latte”, divenuto uno dei tanti, troppi, misteri italiani. Dei vestiti da sposa che ormai faticano a tenere il passo coi divorzi. Di chi per amore “va in bianco”. Per finire è il colore delle cime innevate delle Dolomiti e dei “trulli” di Alberobello, entrambi  patrimonio dell’umanità.

ROSSO E’ il colore della passione, dell’ardore e sacrificio.

E’ il colore del clima politico italiano, solo che per i nostri deputati non si tratta dell’inferno ma di un paradiso assicurato visti i loro guadagni. Delle morti stradali. Dei delitti di Mafia. Degli stupri. Degli sbarchi dei clandestini. Dei conti della Spesa Pubblica. Degli sprechi. Delle catastrofi naturali (annunciati, provocati e ignorati dallo sfruttamento del nostro territorio). Resta il colore di certi tramonti sulle città d’arte italiane. Il rosso dei “comunisti” citati dal nostro Presidente del Consiglio. Il colore del “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Delle camicie rosse dei garibaldini. Delle lingue infuocate di molti  opinionisti. Il rosso dei semafori “furbetti” usati per rimpinguare le casse comunali. Del sangue versato sul Piave nella Prima Guerra Mondiale. Così come quello chiesto alle truppe italiane nei vari fronti della Seconda, o del sangue versato dai nostri più moderni militari “di pace”. Dovrebbe essere il colore della vergogna di chi  bacia le mani ai dittatori. Di chi fornisce armi o spaccia droga. Di chi evade. Chi fa scempi e costruisce male. Di chi dice che di “cultura non si vive”. Chi crede che nel confessionale “rosso” del Grande Fratello si dica la verità. Di chi vuol farsi raccomandare. Ma soprattutto di chi gestisce l’economia, compreso chi prevede una spesa da due milioni di euro per la visita del Papa in Veneto. Ma il rosso è anche il colore dell’amorosa passione che gli stranieri ci riconoscono. Dei muri della Pompei che crolla. Dei mattoni di molti nostri monumenti. Ma soprattutto, è il colore della pasta al pomodoro e di tutta quella bontà che almeno a tavola, ci fa assaporare la vera “Unità” italiana.

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