TERREMOTO EMILIA: L’ALFABETO DELLA TRAGEDIA (2)

testo e foto di  Antonio Gregolin – diritti riservati Copyright 2012-

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L’ALFABETO DELLA TRAGEDIA(2) 

EMILIA maggio 2012 – Come fu per il terremoto dell’Abruzzo, la sintesi delle parole e l’eloquenza delle immagini nel reportage dai territori colpiti dal sisma tra Ferrara e Modena

Antisismico. E’ quello che impressiona di più: vedere centinaia di capannoni di cemento (500 quelli censiti ad oggi), aperti come scatolette. Quelli rimasti in piedi tra Finale Emilia, Mirandola e Concordia (un raggio di 40km) sono più un pericolo che una garanzia per i posti di lavoro. La solidità economica, qui si mostra come quel cemento che si è sbriciolato pur pensandolo “armato” anche contro il terremoto. “A” come animali: “Qui anche i nostri animali, da quelli domestici a quelli negli allevamenti, non sono più come quelli che erano prima del terremoto. Vede quei maiali lì, in migliaia sono morti sotto le macerie del capannone -mi mostra un’allevatrice di Cavezzo-, e quelli che sono rimasti vivi  se ne stanno trincerati in quella breccia tra il cemento. Hanno paura di uscire. Siamo costretti  noi a portargli il cibo dentro. Se hanno paura loro, immagini noialtri!”.

Bastioni/Bastardi. E’ terra medievale l’Emilia, dove la piatta del territorio si alza in verticale coi pioppi e i suoi tanti bastioni. Non c’è paesino che non abbia un “torrazzo” suo, solitario se deve  scandire le ore, oppure parte di un vecchio maniero. Simboli per gli uomini. Riferimenti storici che ora aspettano il verdetto di chi deciderà il destino della loro storia, per molti di questi senza più futuro. “B” come bastardi, ovvero quegli sciacalli che si presentano puntuali nei luoghi del dramma, usando una fantasia diabolica che ferisce più ancora del disastro naturale. Il terrore  della gente qui, dopo il terremoto sono proprio questi “uomini-bastardi”. 

 Casolari/capannoni

Distese di frumento e capannoni. Uno non sposa l’altro, ma convivono. Il verde col grigio. La ricchezza tecnologica, con quella della campagna. Il terremoto ha colpito tutto e tutti: dalla campagna alla industria. L’antico e il moderno. Le vecchie case di mattoni dei contadini come le villette in cemento degli imprenditori. Ma se il vecchio si sfalda, a fatica si spiega la caduta del nuovo. E’ successo all’Aquila, si è ripetuto in Emilia. E’ l’Italia costruita con sabbia, cemento e stupidità.


Donne emiliane. Sono come un marchio di qualità per  questo territorio. Loro lo sanno e non lo nascondono. Chi parla del terremoto sono soprattutto queste donne che fanno la voce forte più degli uomini, ma si lasciano anche rigare il volto dalle lacrime. Forti, integerrime, ostinate: “Siamo scosse, ma da qui non ce ne andremo” ripetono le emiliane davanti alle loro case lesionate.

Esperienza. E’ quella delle centinaia di volontari di tutta Italia che dopo l’Aquila, sono tornati in soccorso dei terremotati. “Questo però è un terremoto multietnico come non avevamo mai visto prima” sottolineano i volontari che gestiscono le 25 tendopoli dell’area colpita. “Mai vista così tanta gente diversa, per abitudini, religioni e tradizioni, convivere forzatamente sotto una tenda”. Le tensioni non mancano e non mancheranno: il terremoto qui ha rimestato le coscienze come le diverse culture etniche.

 Fatalità/Formaggio   Fatalità è la parola che si frappone tra la rabbia e le lacrime. La vita e la morte. La distruzione e la tragedia. “Fatalità vuole che ci siamo salvati!” ti risponde chi oggi per paura vive in macchina o sotto una tenda . “F” come formaggio. E’ stato il terremoto del “formaggio-immagine”, con magazzini di stoccaggio del Parmigiano  squassati, divenuti nella sfortuna, una delle icone di questa tragedia che ha sprigionato una gara d’acquisto solidale (non senza ombre)  delle forme danneggiate. Gara che  in molti casi ha sfiorato “l’affanno” dei consumatori, alimentato dalla pubblicità televisiva che ha immortalato un caseificio e dimenticato altri. Un potere mediatico, che potrebbe spianare la strada a possibili truffe.  Il più “fortunato” è stato il caseificio sociale di Concordia Ermilia, le cui immagini sono passate più volte nei circuiti internazionali, con le migliaia di forme ribaltate, ma conservate ancora in una struttura refrigerata e integra. E qui che si è assistito al vero e proprio assalto per l’acquisto del formaggio (non stagionato) venduto a 11euri al Kg, con persone capaci anche di litigare pur di non perdere il posto e… il formaggio. E’ solidarietà questa? Peggio invece sta andando a quei magazzini soprattutto del Mantovano,  che   oltre al formaggio hanno avuto danni rilevanti alle strutture, tanto da non poter essere per ora  agibili. Milioni di Euro di danni. Le temperature quasi estive hanno poi completato l’opera con i magazzini senza pareti che fanno entrare il sole. Ma di questi, la televisione non ne ha parlato.  Fortuna di pochi, sfortuna per molti.   

Grande  paura. Non una, ma due, tre, quattro, cinque grandi scosse fino ad arrivare alle 1600 complessive, registrate fino a metà giugno 2012 (dati ufficiali).  “E  potrebbe non essere finita qui!” fanno sapere i tecnici. La prima scossa ne ha poi generata una gemella, e questa un’altra ancora come in un parto infinito, le doglie della terra si susseguono, sfinendo psicologicamente i figli di quella terra. Con un inquietante dubbio che serpeggia tra le tende degli sfollati:”La magnitudine di questo terremoto sarebbe superiore a quella  ufficialmente stabilita. Sarebbe stata del 6.9 ,anziché del 5.9 come viene dichiarato”. Lo dimostrerebbero anche i rilevamenti americani:” Lo Stato non paga i danni se il terremoto è inferiore ai 6° Richter . Fatalità vuole che, quello registrato fosse del 5.9°”. Mitologia del dopo terremoto o mera verità? La questione è sulla bocca di tutti i terremotati , con l’inevitabile  scontata risposta!

Hit (dall’inglese colpo). Due forti colpi dalla terra: 20 e 29 maggio 2012. Uno sciame sismico inatteso. Un colpo per la scienza, uno per la coscienza, l’altro per l’economia.

Imprenditori. Escono dai container o camper trasformati in uffici, dove hanno riposto il poco che hanno recuperato dai loro capannoni, accartocciatisi come fogli di carta. Trecento, forse più, gli imprenditori che offrivano occupazione a diecimila tra emiliani e stranieri, che ora restano disorientati. Un’immagine che da forma al dramma. Il desiderio comune è: “Tornare presto a produrre”. Intanto, è notizia di queste ore un’altro terremoto si sta abbattendo sull’economia emiliana: molte delle multinazionali presenti sul territorio, starebbero valutando di spostare l’intera produzione in altre aree più sicure. Si parla di Svezia, Germania e Francia. Anche questa è globalizzazione!?

Lontano. E dire che qui il terremoto sembrava lontano. Molti paesi hanno come nome “Finale”, ma nessuno s’aspettava una fine così. A rassicurarli, c’erano i geologi che non avevano valutato quanto le faglie dell’Appennino s’incuneassero fin dentro la Pianura, come mani nella marmellata, trasformando in pochi attimi i suoi cittadini in moderni don Chisciotte, che combattono contro un  invisibile nemico. Quel “lontano” è ora più che mai vicino e pare non volersene andare, sebbene la gente voglia scrollarselo di dosso. 

Morti. Poteva andare peggio! Non è una provocazione, ma pura constatazione. Trecento morti nel 2009 all’Aquila. Ventisei in Emilia. Le proporzioni dell’uno e dell’altro terremoto mal si conciliano, ma la considerazione per chi ha vissuto entrambe le esperienze è palese: “Potevano avere migliaia di morti. E’ stata solo questione di tempo: tre-quattro ore più tardi  e qui, come in Abruzzo, poteva esserci una tragedia immane ”. Qualcuno la chiama fortuna, altri fatalità, altri ancora destino!

Neorealismo nazionale. Il terremoto è un’esperienza forte che ti segna profondamente. Che tu viva la scossa in diretta o ne veda le conseguenze attraverso  le immagini, una cosa è comune: il terremoto mette a nudo la nostra fragilità. Siamo potentemente fragili. Ogni disastro è dunque “un esercizio spirituale nazionale” di cui però non facciamo dovuta memoria.

Orribile. Orrore è il prodotto di un terremoto. Orrendo vedere il nuovo cadere, mentre l’antico resistere con ostinazione. Orripilante la risposta alla domanda sul perché sia il nuovo ad  uccidere oggi. “Ci avevano detto  che eravamo al sicuro. Ci avevano detto di costruire in un certo modo fino al 2003. Poi di cambiare  sistema di costruzione fino ad oggi. Ora che tutto è crollato, cosa dobbiamo dire?” s’interrogano i terremotati emiliani,  come pure quelli  di ogni altra area devastata del nostro Bel Paese.  

Panaro /Politica E’ uno dei due fiumi assieme al Reno che tracciano il territorio tra Ferrara e Modena. Luoghi dove la terra sembra aver lasciato firme indelebili. Nelle campagne come nei centri abitati, si assiste ad un fenomeno insolito per la nostra geologia. Crepe profonde anche due metri hanno sputato fuori sabbia. Per la prima volta in Italia (ma il fenomeno è conosciuto in Cile, Messico ecc.) si è parlato di “liquefazione sabbiosa”. Vere e proprie eruzioni vulcaniche (benché di sabbia) che hanno attirato l’interesse dei geologi di mezza Europa. Sabbia questa che faceva parte degli strati profondi dei letti dei fiumi (Panaro e Reno) alle volte deviati artificialmente durante i secoli. “P” come politica: “Se vengono qui da noi, i politici ce li beviamo come il Lambrusco o il Sangiovese…” ammonisce la gente per strada. Difatti, di politici  non se ne vedono da queste parti. E dire che in quanto politici italiani, di scosse e scossoni  loro dovrebbero intendersene!

Quanti sono i danni? Distrutti buona parte dei fabbricati rurali. Cinquecento le attività industriali che hanno subito danni e crolli. Migliaia gli operai fermi. Campanili, chiese, torri, palazzi storici tutti lesionati, dovranno essere restaurati o abbattuti. Danni morali incalcolabili. 

Responsabilità. E’ il classico balletto all’italiana, visto e rivisto nei giornali  e telegiornali, come  un canovaccio di una storia già vissuta. E di fatto lo è!

Stato/Solidarietà. Le due cose nelle emergenze non  sempre vanno di pari passo. “Qui la gente chiede soprattutto garanzie d’intervento. Gli industriali domandano di sospendere il patto di stabilità dei comuni per rilanciare l’economia”. “Basterebbe poi che i clienti ci pagassero i crediti…“ sollecitano gli imprenditori colpiti dal sisma. I cittadini di strada invece, invocano la “sospensione dell’IMU”. Hanno deciso su una sospensione per ora, non per una cancellazione! In realtà, la grande paura è per il tempo che verrà: “Quando si dimenticheranno di noi e di questo ennesimo disastro nazionale”. La storia insegna. La storia torna!

Trema l’Emilia e il Modenese con il terremoto che si comporta come un conquistatore che semina panico con la sua avanzata. Ma a tremare per altri e meno gravi motivi è  l’Italia intera di questi anni. Una condizione senza precedenti con l’aggravio che le già precarie certezze nazionali, sono spazzate via in pochi secondi: è la terra che torna a tremare e fa tremare. “Un esercizio spirituale laico” per tutti. 

Urgenza. E’ un nuovo e più moderno modo di soccorso: non più portare dalle regione più distanti gli aiuti, ma acquistarli direttamente in loco, evitando così lo stoccaggio e i costi di gestione e di trasporto. A chiederlo sono gli stessi volontari: “Non aiuti materiali, ma sostegno economico alle strutture che operano sul territorio. Così si risparmia tempo ed energie preziose per i primi soccorsi. E’ finita l’epoca della raccolta e distribuzione. Con i contributi possiamo fare subito e meglio, attingendo dalle risorse locali”.

Volontariato/volontà. Qui non si è vista la ciclopica macchina degli interventi che si mosse per l’Abruzzo. Quello emiliano è un fenomeno con una portata diversa anche sull’entità dei danni.

All’Aquila è stata evacuata un’intera città. Qui sono tante piccole realtà: S.Carlo, S.Agostino, S.Biagio, S.Felice, Finale, Medolla, Mirandola, ecc. Fondi più scarsi e diversa capacità di gestione degli interventi  hanno portato un volontario ogni sei persone in l’Abruzzo. Uno ogni quattordici in Emilia: “Questo non significa restringere l’efficaci nell’intervento –precisa un volontario alpino-, ora si adotta un primo intervento d’urgenza e poi si mantenere il minimo di personale specializzato, per fare funzionare le strutture e i campi”. La crisi  fa anche questo!    

Zero. Per molti è il punto di partenza della loro vita, cambiata in pochi secondi.

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REPORTAGE FOTOGRAFICO DAL 24 APRILE AL 3 GIUGNO TRA FINALE EMILIA-MIRANDOLA-CONCORDIA (ultimo aggiornamento domenica 3 giugno)



2 Responses to TERREMOTO EMILIA: L’ALFABETO DELLA TRAGEDIA (2)

  1. Riccardo says:

    Impressionante veramente. Servizio molto bello e realistico, peccato che la gente abbia la memoria corta e domani la maggioranza dei furbi sarà ancora in cortsa per fregare i propri simili. Se ci fermassimo un pò di più a considerare le cose belle di questo mondo saremmo tutti un pò migliori. Ciao un abbraccio e buon lavoro. Ric

  2. maria says:

    Nell’ottanta… in Irpinia avevo quasi 7 anni!! Tutto di quei mesi è stampato nella mia memoria… con tutta la mia attuale fobia per i pidocchi..ricordo i pianti, dei grandi, di mio padre che non trovava il suo! tutto fermo, diverso ed io senza scarpe.. per i bambini il dramma è quello delle piccole cose…Grazie Antonio!!! Bellissimo lavoro!!! Continua, la gente ha bisogno di racconti come questi! La gente ha bisogno di racconti, di storie. Maria

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