EMMA, CON LE ALI AI PIEDI

   di Antonio Gregolin      copyright@2016 foto e testo riservati

 EMMA CON LE ALI AI PIEDI

E’ considerata la “abuela” più longeva al mondo.

E non si ferma…

Copia di DSC_9015Una nonna che vola, o quasi. Una che a novantatre anni seguita a camminare in completa autonomia da autentica pellegrina. Un caso quasi unico al mondo, con numeri da giunnes e traguardi ancora sui suoi piedi da raggiungere. Cinquanta chili di peso. Trentacinquemila chilometri percorsi a piedi. Ventitré pellegrinaggi internazionali compiuti e ripetuti (Lourdes (Francia) dove ha iniziato e vorrebbe terminare, poi Fatima (Portogallo), Monterey (Mexico), Loreto, Czestochowa (Polonia), Nevers (Francia), Aparecida (Brasile), la più recentemente Lujan (Argentina) e altri ancora che lei dice di voler compiere.

Una quindicina di libri-diario redatti durante i suoi viaggi, raccontano in maniera semplice le sue storie che sono un mix di emozioni ed esperienze di ieri e di oggi.  Un’infanzia di estrema povertà, dove mangiava patate e pane impastato con paglia e farina. Un trascorso come “dama di compagnia” nelle nobili casate mantovane dei primi del ‘900, fino a diventare negli ultimi decenni assistente degli ammalati. DSC_9062Tutto concentrato nel corpo minuto e spesso segnato dal cammino di Emma Morosini (1924), che vive in una minuscola casupola che  pare fatta su misura per lei, dove l’essenziale pare rispecchiare il carattere dell’anziana signorina che troviamo intenta a ricamare cuscini con fili colorati alla vecchia maniera. Difficile immaginare che quella sia una “donna da primato”: una “abuela del camino”, nonna del cammino come gli argentini l’hanno ribattezzata. “Preferisco essere il “burro de Dios”, cioè asinello di Dio in spagnolo, perché in questo mi rivedo!” ribatte lei. Il senso è celato dentro quel suo “cammino esistenziale” prossimo al secolo di vita, quando superati i sessant’anni, tempo in cui i più respirano il sapore della pensione, Emma ha invece avuto una esplosione di vitalità, trasformandosi in pellegrina per gratitudine.

13754408_601143250047640_296282678360673408_nDa trent’anni nel pittoresco borgo di Castiglione delle Stiviere  sulle colline mantovane che si spingono fino il Lago di Garda, dove ebbe i natali il giovanissimo santo Luigi Gonzaga e due secoli fa la nascita della Croce Rossa nei campi di battaglia di Solferino, quando Emma  non è a casa, tutti pensano che sia in cammino. Non sanno verso dove, ma gli infissi chiusi della sua casa, sono come le pagine bianche di una nuova impresa scritta coi piedi e sotto il peso degli anni. “Tornerà, tornerà…” ripete il vicino. “Ce la farà pure stavolta!” esclama chi conosce la tempra di Emma. “Negli ultimi anni  –racconta la pellegrina- mi preoccupo solo di acquistare il biglietto aereo di sola andata per arrivare nella nazione dove vado a camminare. Alla mia età hai solo licenza di pensare di partire, ma il tornare è dato solo alla provvidenza del cielo. Che per ora mi ha permette di ritornare…”. Ma un “angelo in terra” Emma ce l’ha: è Antonio, l’amico volontario che da qualche anno da casa la segue e gli organizza la logistica, i percorsi, compresi i voli di rientro. Per il resto, di “connesso” Emma conserva solo il cellulare di prima generazione. Niente computer o GPS satellitare. Copia (2) di DSC04850_620x413Niente sponsor o scarpe tecniche: “Ad un pellegrino è sufficiente la fede. Il resto ti arriva dal cielo” ammonisce lei. “Le scarpe spesso me le regala qualche amico, che sa come io compro sempre quelle che costano meno…”. Un viaggiare essenziale il suo, ma con una licenza: “Non posso più permettermi di portare lo zaino, come ho fatto fino a ottantanni. Per questo ho trasformato un carrellino della spesa in una portantina che mi permette di caricare una valigia fino a 10 kg di peso, trainandola come fossi una “somarella”. Ma a pesare di più, spesso è l’acqua indispensabile al cammino…”. Così vedendo lungo il ciglio di una strada questa nonnina col carrello e giubbetto catarifrangente, dietro cui incolla l’immagine della Madonna che va ad incontrare, sorge spontanea la domanda: “Ma chi glielo fa fare alla sua età?”. “Semplice -risponde lei- vado ad incontrare la nostra madre celeste”. “Non sono mai stata una sportiva e prima dei sessant’anni non ho mai compiuto alcun pellegrinaggio a piedi, tanto più da sola. Copia di Emma-Morinsini-2_1Fino al 1988, quando una brutta peritonite mi portò ad un passo dalla morte. I medici erano pessimisti, io invece restavo fiduciosa, promettendo che se avessi superato l’operazione, sarei andata da Castiglione fino a Lourdes a piedi”. Un voto disperato: “Invece sono guarita e nel ’90 andai prima due volte in bici a Lourdes, poi nel 1994 a piedi e da sola lungo tutti i 1300 km. Ricordo che allora un prete, santo nello spirito, ma inesperto nei pellegrinaggi, mi rassicurò dicendomi: “Vai e dove troverai un campanile, fermati, bussa e ti sarà aperto! Finii spesso col dormire in mezzo ai campi, sotto le stelle e quasi mai nelle canoniche, perché vedendo una donna sola e spossata dal cammino, venivo confusa per una barbona o fattucchiera”.

Sarà forse questa sua disarmante semplicità a renderla pressoché immune dai pericoli strada, fatta eccezione per la caduta accidentale in Argentina dell’anno scorso. Passato qualche giorno e nonostante il visto ammaccato, Emma si riprese e ostinatamente tirò dritto fino alla meta.Copia di Copia di 4149_5 “In trent’anni di cammini –ricorda lei- una volta sola ho avuto paura. Fu durante il viaggio dalla Siria a Gerusalemme nel 1998, quando dopo essere stata derubata, schermita e presa a sassate, degli uomini chiedevano “altro” da una vecchia e scalcinata donna come me. Riuscii a fermare un carretto e farmi trasportare per qualche chilometro, fino a quando i conducenti pretesero che gli consegnassi i pochi spiccioli rimasti. Altrimenti…Il Signore però ha voluto proteggermi, mostrandomi in lontananza un distributore di benzina. A quel punto dissi che lì c’era qualcuno ad attendermi! Nel dubbio e per mia fortuna, mi lasciarono andare incolume…”. “Non trovo però differenze tra le strade del mondo e quelle dello spirito. La strada è unica, l’umanità è in cammino.52723b1c878tdpimax- Ciò che fa la differenza è “il sentici nel mondo o del mondo” come scrive il Vangelo”.”Credo di avere una naturale predisposizione verso gli altri. Frutto di quella educazione alla solidarietà che ai miei tempi significava sopravvivenza”. “Per più di trent’anni ho assistito gli infermi e malati terminali, senza mai chiedere un compenso fisso, ricevendo solo offerte, che spesso andavano oltre le mie necessità. Tra le mie certezze, vi è quella che la felicità sia amare”.“Ecco perché dico si essermi innamorata del cammino. Una sorta di vocazione che fatico a spiegare. Qualcuno dirà che sono una “pazza”, andarmene tutta sola per il mondo a  novant’anni suonati. Un prete arrivò a dirmi: “Ma chi te lo fa fare? Non è mica il Padreterno a chiedertelo!”. Risposi che era vero, ma avrebbe saputo lui rinunciare alla sua vocazione se gliel’avessero chiesto?”. “Un pellegrinaggio non è una vacanza. Molti dei pellegrini che incontro oggi per strada, si mostrano fiacchi e non sempre con lo spirito giusto”. Ma anche volendo evitare le tentazioni della modernità, accade che sia questa a venirti incontro, al punto da trasformarti in un caso nazionale.images (1) E’ accaduto ad Emma nel 2015 durante il pellegrinaggio in Argentina, quando percorrendo i 1400 km che l’avrebbero portavano al santuario della Vergine di Lujàn (dove è tornata anche in questi mesi Ndr) , venne paragonata a Forrest Gump, l’omonimo personaggio del  film che aveva deciso di correre da solo per l’America, con  la gente che lo seguiva nel suo viaggio. “Successe pure a me, dopo che televisione e giornali argentini si interessarono del mio cammino, senza però che io parlassi con un solo giornalista. La mia solitudine diventò presto un corteo di migliaia di mille persone che mi seguivano. Ci furono problemi di viabilità, e tutto questo trasformò il mio pellegrinaggio, nel pellegrinaggio di migliaia di persone. C’era chi pensava che fossi una santa. Venivano a toccarmi e a chiedermi i vestiti. Mi ponevano al collo decine e decine di rosari al punto che non ce la facevo più e dovetti chiedere l’intervento la polizia che mi offrì una scorta. Durante il cammino, si avvicinò uno dicendomi di essere il nipote di papa Francesco.Copia di emma_2 Lì per lì non capii bene. Il giorno seguente tornò insistendo che  “Francesco voleva incontrarmi”. Lo ignorai ancora pensando ad uno scherzo. Fu un vescovo poi a presentarmi  ufficialmente quel giovane, dicendo che al mio rientro in Italia il papa mi avrebbe ricevuto. Diffusasi la notizia la gente iniziò così a consegnarmi centinaia di lettere da consegnare al pontefice”. L’incontro con Francesco è avvenuto un anno fa in Piazza San Pietro: “Mi emoziono ancora – conclude Emma-, ricordando le sue parole. “Vai avanti Emma, vai per la tua strada…” mi disse il papa. In quella occasione gli consegnai un pacco di lettere da cinque chili, raccolte nella mia peregrinación argentina. Vedendo le lettere, mi rispose: “E’ proprio il caso che allora io vada a trovarli!”. Una benedizione che Emma ha trasformato in testamento: “Per questo non mi fermerò e camminerò per il mondo finché il cielo me lo permetterà”.          

UN’ULTIMA PERSONALE IMPRESSIONE:

Immagine AMAT 023credo che per la semplicità, la schiettezza, l’umiltà e sincerità dimostratami da questa anziana pellegrina, tra i tanti miei incontri, interviste e storie raccontate, questa sia tra  quelle che ricorderò con maggiore affetto e piacere. Credo inoltre che, persone così se ne incontrino poche volte nella vita. E quando accade, come nel mio caso, la si debba reputare una fortuna da condividere. Il tutto racchiuso da questa mia foto (a lato) di Emma Morosini: la donna con le ali ai piedi. 

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